Alle caviglie.

Eppure ce n’è così poca di pelle lì. Elastica e accomodante come il cuore. Come l’anima. Come quella porzione di sensualità bisbigliata di ogni donna che accavalla le gambe.
Lentamente.
Con i tacchi alti a coprire il piede.
E una gonna che svela appena il ginocchio.

Senza mai essere volgare. Senza mai urlare. Con la profonda femminilità dei piedi nudi sulla sabbia bagnata. E una cavigliera come apostrofo per quel collo spesso dimenticato e ricordato quando dolorante a fine notte. Corri solo perchè te lo permettono. E ti sostengono, quando le gambe tremano. Se hai paura. Se non arrivi ad un bacio. Si allungano. E si fanno arco e pilastro. Quando alzano la posta per quei dieci centimetri o poco più e la sera diventa speciale. Per tutte le volte che da piccola sognavi di fare la ballerina davanti allo specchio.

Una goccia di profumo, anche lì. Laddove i sensi arrivano solo se sottili. E attenti.
– Quando un uomo ti afferra le caviglie, è perchè sei sua. –

Un’antica leggenda cinese parla del filo rosso del destino, dice che gli dei hanno attaccato un filo rosso alla caviglia di ciascuno di noi, collegando tutte le persone le cui vite sono destinate a toccarsi. Il filo può allungarsi, o aggrovigliarsi, ma non si rompe mai. ~ Jake Bohm (David Mazouz in Touch)

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