Chanel bum bag (batte il cuore bum bum)

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Se fosse una canzone farebbe così: bum bum batte il cuore, bum bum. Perché lui è l’ultimo oggetto del desiderio (almeno per me). Perché chiamarlo solo marsupio risulterebbe denigratorio e quasi offensivo nei suoi confronti e poco ammaliante ai fini della storia. E perché, in fondo, è degli anni ottanta che siamo figlie. Dei Duran Duran e dei paninari. Dello stile posteggiatore-like. Dei giubbini in denim così over che più over non si può. Di quel kitch che ci è tanto familiare, che ammetterlo è difficile.

Però, c’è sempre un però nelle cose. Dipende da che punto di vista si guardano. Da come si indossano, in questo caso. Dal cognome che portano. Come quelle parole che possono suonare stonate e sgradevoli sulla bocca di qualcuno, e altrettanto affascinanti sulla bocca di altri. O come quegli uomini che: lui-lo-stronzo-lo-può-fare-eccome. Lui però, non gli altri. Perchè nella vita è tutta una questione di “come”. Come le cose vengono dette, come vengono fatte, come vengono vestite.

E allora bum bum. Bum bag. Chanel bum bag. E batte il cuore. Su una camicia over, lasciata lenta su leggings e ballerine. Sull’abito lungo da notte degli oscar. Col jeans boyfriend o la gonna a ruota. Col crop-top e una pencil skirt. Per tutte quelle volte che viaggi e sai già che al tuo ritorno le valigie saranno così piene da comprartene un’altra. Quando l’hashtag è #liberalemani. Per la lotta alla criminalità contro gli scippatori. E se si ha voglia di tuffarsi in quell’epoca in cui il tegolino era stimato al pari di un macaron e Sandy Marton considerato figo.

Qualsiasi ragione è valida per cantare bum bum, batte il cuore. Bum bum. Chanel Bum bag.

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