Il favoloso mondo di Ida

…Quando una Bad Girl diventa una mamma.

Innanzitutto è una mia amica. E siamo diventate amiche così, per caso, come quando incontri una persona e la senti vicina a te, quasi in empatia. Abita a Milano ma è salernitana, e quel sud lo porta dentro, nei suoi sorrisi, nel sole, negli occhi che le brillano. E’ una donna, una mamma – ma niente di serio -, una ragazza in carriera, una moglie. E’ una stylist e una giornalista freelance sempre in giro a cogliere nuove tendenze, stili, mode, una penna di Cosmopolitan e una delle cinque punte di quella stella meglio conosciuta come “New Girls” di cui è editor e founder (insieme a Paola e Silvia). E’ tante altre cose insieme, così tante che la domanda sorge spontanea: – Ida, ma come fai a far tutto?-.
Perchè di donne così il mondo ne ha bisogno. Così come lei, multitasking. Ed io le dovevo chiedere come fa, perchè il suo modo di essere madre e bad-girl allo stesso tempo mi affascina. E mi sorprende, sempre.

Il favoloso mondo di Ida

La prima volta che ti sei vista mamma…
Deve ancora arrivare. Forse mi renderò conto che ho davvero fatto una figlia quando mi chiamerà mamma per la prima volta, forse succederà prima, forse dovrò aspettare ancora tanti anni: mia suocera mi ha confessato di aver pienamente realizzato di essere mamma quando è diventata nonna… Mai dire mai.

Un mai e un sempre nelle tue giornate…
Mai sciatta, in pigiama tutto il giorno, nemmeno se sono malata o passo la giornata a casa (capita, se sei freelance e hai una bambina piccola): va bene anche vestirsi “da casa” con felpone e leggings, ma che sia un casual studiato.
Sempre… Trovare un buon motivo per ridere insieme a loro, la mia famiglia: mia figlia e l’uomo che amo.

Una sera a Milano con le New Girls vuol dire…
Che potresti finire alle cinque del mattino davanti a uno schermo, a comprare un biglietto aereo per Barcellona perché avete appena scoperto che c’è il Festival del pic-nic vintage. Con partenza domani. E non pentirtene!

L’hai detto tu:” Che bella pancia non è un complimento”. Tutto ciò che una ragazza non vorrebbe mai sentire durante i nove mesi di attesa…
Beh, è soggettivo: a tante donne piace portare in giro la pancia, mostrarla con orgoglio. Non dico che sia giusto o sbagliato, semplicemente per me non è stato così: vedermi “grassa”, con le gambotte e le supertette non è stato facile, soprattutto all’inizio. Nemmeno sopportare tutti i “complimenti” che chiunque, dal parente al panettiere e sì, pure lo sconosciuto per strada, si sente autorizzato a fare. Un’altra cosa odiosa? Il fatto che tutti si sentano in diritto di sindacare sulle tue scelte “per il bene del bambino”: vai in motorino?! In palestra?????!!! Mangia questo… mangia quello (la famosa e stupidissima teoria delle “voglie”)… ma non sarai ingrassata/dimagrita troppo?!….. ehm… ma una forchettata di fatti vostri, no?!

Quando la guardi vedi…
La musa ispiratrice- nonché spero presto indossatrice- della mia neonata linea di baby swimwear. Non posso dire di più ma… Stay tuned!

Una mamma ma niente di serio è…
E’ sentirmi sempre e comunque una donna, non una mamma. E’ perdere mezz’ora per cambiare un pannolino solo perché hai voglia di farle le pernacchie sul pancino, ma poi correre in palestra perché hai voglia anche di fare bene a te. E’annullare l’estetista perché piove e non puoi portarla fuori, ma passare il pomeriggio a ballare insieme i più beceri video hip hop. E’rinunciare alla serata techno hard core, ma non al veglione di capodanno: se Vittoria si diverte, ride con tutti e fa lo show, vuol dire che sta bene e allora chi ha detto che non si può? E’ ridere da sola guardando per la milionesima volta le sue foto mentre aspetti la metropolitana, ma anche aspettare con ansia e senza sensi di colpa il weekend in cui la lascerai ai nonni per giocare agli amanti con l’uomo che ami. E’ essere consapevole che, per quanto amore potrò darle, non vorrò mai annullarmi per vivere solo in funzione di un figlio. E’ non dimenticare quello che sono, da dove vengo, dove voglio andare. La maternità è una tappa bella della vita- non lavita.

Para-orecchie e abito corto. Sei stata una sposa outsider…
Indossarlo per il matrimonio era l’unica scusante per concedermi di spendere una follia per un (meraviglioso) paraorecchie 😀 L’abito corto è storia vecchia: ho talmente tanto insistito, da averla avuta vinta e aver fatto in corto pure la prima comunione! Forse se mi fossi sposata d’estate avrei indossato un maxiabito da figlia dei fiori, ma sposa d’inverno mi ero sempre immaginata così: calze di lana grossa e abito da Alice. Comunque il vero divertimento è vestire Vittoria: posso osare quello che voglio, il parere del pubblico sarà sempre lo stesso: “che carinaaaaaaa!”.

Vittoria se sapesse già parlare direbbe… “La pianti di perdere mezz’ora a letto con gli occhi spalancati per coordinare il mio outfit del giorno dopo?”

Cose da insegnare a tua figlia – Universo uomini -… E’inutile inseguire schemi, elaborare strategie, razionalizzare: l’amore esiste, se sei fortunata (e non smetti di crederci) arriva pure e quando arriva non c’è calcolo che tenga. Indietro si può sempre tornare, ma se non rischi con un pizzico di follia, non saprai mai come sarebbe potuta andare a finire.

Cose da insegnare a tua figlia – Settore Moda -… Che la bellezza di un abito non si misura in base alla (sola) griffe che porta. A meno che non ci sia scritto Yves Saint Laurent!

Ripartire da Vittoria. Cos’è cambiato, nel cuore, nelle scelte, nel tuo stile… Non cambia niente e cambia un po’ tutto, perché anche se ho mantenuto suppergiù le stesse abitudini di prima, non posso evitare di vivere tutto nell’ottica che le scelte che faccio non coinvolgeranno solo me, ma anche un altro essere umano che da me dipende (almeno per il momento!). Della serie: divertiti pure alla cena, ma ricordati che una volta a casa non potrai lanciarti a letto vestita e senza passare dal via! Ho imparato la calma. Sono più paziente, più serena, ugualmente isterica (ma devo farmela passare in un minuto). Ah, e rido molto di più.
Poi sicuramente voglio rifarmi le tette, ma questa è un’altra storia…
E nel mio stile… beh, prima magari compravo i pigiamini da lolita e le tee delle rock band, le gonne con le balze e gli abitini tutù. Ora li guardo, mi dico “cavoli Ida, ma sei una mamma di famiglia” e poi… li compro lo stesso!

Ida, ma come fai a far tutto? In realtà a me sembra sempre di non fare abbastanza e non aver ottimizzato nel migliore dei modi i tempi, per fare di più. Se le cose non ti pesano, le fai e non te ne accorgi. Almeno fino a che qualcuno non ti chiede: “ma come fai a fare tutto?”.



Dedicato a tutte noi. Quelle stronze che sono madri o lo saranno.
Che restano sè stesse, sempre e comunque.
Come Ida.

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