Il valore delle cose

Quando ero piccola non capivo ancora. Che il valore delle cose, quello vero prescinde dal prezzo e dalle voglie. Che il valore si esprime in desideri.

Quando ero piccola, e piccola lo sono stata per tanto tempo e fino a non molto tempo fa, non avevo piena coscienza di ciò che mi stava meglio e ciò che veramente volevo. Non capivo ancora chi ero e quella sottile differenza tra costo e valore delle cose desiderate. Una differenza che è maturata in consapevolezza quando il vintage è entrato nella mia vita. E l’ha fatta sua.

Se ci pensate e vi fermate un attimo scendendo dalla giostra dello shopping e dei trends di stagione, tutto ha un costo e tutto ha un valore nel momento stesso in cui lo si compra, e spesso in quel preciso istante i due dati coincidono. Un abito, una borsa, un mobile o un soprammobile, possiedono il medesimo prezzo e il medesimo merito in relazione a un qualcuno che gli ha affibbiato un’etichetta, e come tale noi lo compriamo. Di quell’etichetta noi ci fidiamo.

– Ma per quanto tempo ancora quel valore viene conservato? Dovremmo chiederci. –

Solo un attimo, perché nel preciso istante in cui l’abbiamo pagata e resa nostra, quella cosa diventa automaticamente di seconda mano. Usata, anche solo se “touched for the very first time” come cantava Madonna. Non più vergine, e per questo preciso motivo perde per strada il suo valore originale, acquisendone uno nuovo di gran lunga meno importante e fruttuoso.

Probabilmente, questo può sembrare un discorso cinico e commercialista, ma non lo è. Vi giuro. Non lo è perché è ciò che mi ha fatto riflettere quando da piccola sono diventata grande solo perché ho capito quale fosse la mia strada e cosa fosse ciò che desideravo. Quali dovessero essere le cose di cui mi sarei circondata perché erano quelle che desideravo a prescindere dal loro valore.

E qui arrivò la svolta. Non mi interessava più sapere quale fosse il valore delle cose, e per questo avevano un valore. Un prezzo per me, perché mai le avrei rivendute. Le mie borse, i miei oggetti, tutto ciò che ho scelto e di cui non avrei saputo far a meno, erano le cose che possedevano il più alto costo nel mio cuore. E queste erano le cose vintage. Quegli oggetti e quegli accessori che mi facevano e mi fanno sentire a casa, unici e introvabili, che hanno una storia e per questo un futuro. Che hanno un valore fisso che non si perde per strada perché contengono l’esperienza e la virtù di essere già stati di qualcuno e hanno una vita da raccontare.

Quelle cose definite vecchie da chi è ancora piccolo. Da chi non capisce che il vero valore delle cose sta in tutto ciò che non ha tempo. Un mobile, una borsa Chanel vintage fuori produzione, un abito anni ’50. Le stesse che se dovessi rivendere, forse, avrebbero adesso un prezzo superiore all’acquisto, perché con gli anni migliorano, come quelle donne che superati gli anta diventano affascinanti. Le stesse che mi fanno felice solo a guardarle. Ed è per questo che hanno un valore. A prescindere dal costo.

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