L’incredibile serenità di una frangetta più corta.

Più corta. Taglia, taglia di più, tanto poi allunga.
Eccola l’incoscienza.

Quella delle 11.40 di un Mercoledì qualunque seduta sulla poltrona di un salone di bellezza. Per cambiare.
E perchè l’invidiabile serenità di alcuni è semplicemente il frutto di una lieve e naturale follia.
Dell’imprudenza vissuta come coraggio quando le cose più semplici sembrano le più difficili da fare e soprattutto da dire.
L’incoscienza di divorare la Nutella col cucchiaino che tanto è Marzo e ancora tre mesi ci separano dall’ansia dei crop-top e dalla prova costume.
Dei treni presi al volo, dei viaggi last-minute e di tutte le cose fatte d’impulso che poi sono quelle che riescono meglio.
Degli errori fatti per essere ripetuti, non per diavoleria ma solo per quell’irresistibile speranza che muove il flusso inesorabile degli eventi e noi ci lasciamo trasportare da questa voglia di crederci, e crederci ancora.
O semplicemente perchè ci penserò domani, che domani è un altro giorno. Di fregarmene, della gente, di quello che dice, di quello che fa. Se le cose cambiano, perchè è vero che alcune si fermano per aspettarci.
Degli stili e delle tendenze del momento e di mettermi addosso solo quello che mi piace davvero.
Tipo i disco pants con le Superga.
E una frangetta corta a svelare le sopracciglia, tanto, se non mi piace, allungherà.
Di fuggire le responsabilità in una domenica di sole e d’azzurro e andarmene a mare, perchè se restassi lì a stirare non mi verrebbe bene lo stesso.
Di uscir fuori dai sentieri affidabili di un tubino nero e provare nuove emozioni quando non so cosa mettere per una serata speciale.
E di possedere quella leggerezza che ti fa vedere le cose da un’altra prospettiva, per quella famosa teoria del bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno e infilarci dentro pure un rametto di gelsomino.

Senza rimpianti. Con quel pizzico di frivolezza che è il sale della vita. Per l’incoscienza di vivere come mi ha insegnato Silvia, senza paure. Che la serenità, quella vera che ci rende felici, non è altro che questo. Un impeto di primitivo istinto verso la follia, di pancia.

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