Jeans Stories

Sono tutti là, uno sull’altro come le pagine di un libro che racconta la mia storia.
 Il Levi’s che mi si è cucito addosso nei tempi del liceo, modello 501, letteralmente incollato alla mia pelle, unico e solo re degli anni ’90 che mi ha accompagnata per concerti e primi amori. 
Il Wrangler vintage a palazzo e vita altissima, scovato in un mercatino londinese per il quale il cuore mi si è fermato come un colpo di fulmine. E poi i miei amati skinny, il grigio, il blu navy, quello consumato, quello sapientemente ingiallito. Quello nero, che mi aveva rapita nel periodo in cui avevo litigato con i colori (poi abbiamo fatto pace!). Quello con lo strappo sul di dietro, compagno di avventure di conquista, che magari-me-lo-metto-per stare-a-casa (da togliere immediatamente se bussa il postino!). E poi ancora quello morbido e leggero come il lino, acquisto compulsivo custodito perchè non-si-sa-mai-mi-capita-una-vacanza-in-barca. E mentre frugo come una ladra nel mio armadio, salta fuori timidamente anche quello glitterato, must assoluto dei primi anni 2000, che si era nascosto per paura di una nomination per l’eliminazione. Sono assolutamente in overbooking da Jeans, che affollano cassetti e pensieri. Ma non riesco a disfarmene. Perchè sono pezzi di tela viva, che funziona magicamente come una macchina del tempo. Basta infilarli, per sentire risuonare una canzone, un profumo, una sensazione. Per capire che, anche se il tempo passa, i miei jeans sono fieri di me perchè sono sempre la stessa.
E anche io lo sono. Fiera di averli custoditi.




Dipinto di Carla Colombo http://www.artecarla.it/

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