La tavola conciata per le le feste.

L’occasione: un Natale alle porte, anche se siamo ancora in Novembre, ma meglio pensarci prima che dopo. Ed arrivare istruite al ventiquattro dicembrino, quel tanto che basta per suscitare uno spontaneo “ohhh” alla sola vista della nostra tavola. Con quello sguardo che brilla di meraviglia e che va assolutamente immortalato, per esibirlo come prova nel caso qualcuno ci indicasse come non degne padrone di casa.
Ecco tutto quello che dovete sapere.

1) Scegliete un tema. Se eleganza deve essere, che eleganza sia, fino in fondo. Bandite tovaglioli di carta e lasciate spazio alla stoffa, al lino, ai ricami. A quei servizi che da anni si annoiano chiusi in un cassetto. Ai cristalli. Niente plastica sulla tavola delle feste, neanche se tinta di dorato.
2) Scegliete un tema parte seconda. Anche la tesi agreste può essere ben accolta. O quella minimalista. Perché la coerenza paga, sempre. Se non disponete di una sala da pranzo ed apparecchiate in cucina, meglio sfruttare l’ironia di un tessuto meno raffinato, da accompagnare a fiori di campo e posate d’acciaio. Inutile tirar fuori la posateria d’argento ed i piatti profilati d’oro.  Meglio esser grevi, quando c’è da esser grevi” , cit Riccardo Vannetti.
3) Il centrotavola, questo sconosciuto. Deve avere un’altezza ben definita, e mai, dico mai, superare quella del bicchiere più alto della tavola. Per non inibire la conversazione tra commensali, per intenderci. E niente germogli o petali finti, che fanno tanto fiore che non marcisce, è una tavola, mica un cimitero.
4) Colore si ma non troppo, con una tovaglia bianca non sbagliate mai. Candida, pulita, profumata di bucato.
5) Le forchette vanno a sinistra, il cucchiaio e il coltello a destra. I bicchieri devono disegnare un triangolo in direzione nord-est rispetto al piatto. E se l’ho imparato io, potete farcela anche voi.
6) Il piatto fondo serve solo per zuppe e minestre. Vorrei tanto sapere chi ha provocato la pandemia del servirvi la pastasciutta per dargli un buffetto. Non si fa.
7) Armatevi di sorriso. Perché ci sarà sempre l’imbranato che urta un bicchiere e vi macchia la tovaglia.
Sorridete, ma niente risate euforiche del tipo rido-per-non-piangere.
8) E non si dice buon appetito. Semmai semplicemente auguri.
A questo punto, passo da aldilà ad aldiqua della cattedra, per accogliere tutti i vostri consigli.

 

Dedico questo post alla mia amica Alessandra, che ama il Natale quanto il Grinch amava i Nonsochi. ( Ale non me ne volere ;-))



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