L’Amour fou

Era arrivato il suo momento, una sera in cui il vento batteva forte alle finestre e la voglia di uscire era poca, se non nulla. Così, munita di plaid e di un paio di ore libere, ho premuto start ed ho iniziato a vederlo. A leggerlo, per meglio dire. Perchè L’Amour Fou non è un film come gli altri. E’ la lettura di una vita, accompagnata da immagini e dal racconto di chi questa vita l’ha amata per cinquant’anni.Un racconto senza lacrime per chi lo narra, ma non per chi lo ascolta, fatto di sinonimi e contrari, di un talento urlato e di una sofferenza taciuta. Non parla di Moda come la intendiamo ora, non parla di passerelle e fashion system, non racconta la mondanità e i personaggi famosi, nè le stoffe e i tessuti pregiati. Racconta l’Amore. Anzi, gli Amori, amori folli che tolgono il fiato. L’Amore tra due uomini che si compresero per una vita intera, unioni come non ne esistono più, fatte dall’incontro di due anime che condividevano tutto. E’ la storia dell’Amore per l’arte, per il gusto del bello, per i luoghi, per le case collezionate e concepite come isole felici da cui fuggire la realtà. In cui essere felici. E’ l’Amore per Parigi, per Marrakesh, per le gabbie dorate colme di oggetti adorati. E poi, l’Amore per il lavoro, la dedizione di un sarto francese  che nascondeva la timidezza dietro un paio di lenti. Miope, ma che ci vedeva benissimo. Perchè guardava nel cuore delle donne e riuscì a renderle forti, permettendo loro di indossare per la prima volta un trench, un cabàn, un pantalone. E’ la narrazione lenta, silenziosa, di tutto ciò che c’è oltre le luci della ribalta, degli angoli bui, dove i flash dei fotografi non arrivano, quando il plauso del pubblico che si alza in un solo corpo si spegne e resta solo la voglia di fuggire da una responsabilità troppo grande ed ingombrante. La voglia di poter vivere una giovinezza che non c’è mai stata, per una gloria arrivata troppo presto. E’ il racconto di una vita finita, di cui tutte le piccole parti vengono smembrate, le opere vendute, le case svuotate. Perchè non hanno più un senso senza Yves. E’ il racconto di una grande solitudine, degna di qualsiasi genio. Di un uomo diventato mausoleo della moda, delle sue nevrosi, delle sue paure e della sua umanità. Un uomo destinato a vivere per sempre.

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