Le regole della casa di Depop (guida all’uso)

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Non aver scaricato Depop sullo smartphone è come non avere il caffè nella dispensa. Ti svegli ugualmente, ma non è la stessa cosa. La giornata non avrà la giusta piega e così le nostre compere. E le nostre vendite, perché no. Vuoi mettere il fatto di farti un gruzzoletto su paypal da spendere senza intaccare la carta di credito? Tanto quelle cose non le hai mai messe, al massimo il loro destino sarebbe stato quello di essere conservate in un cassetto e tra qualche anno regalate. E quindi mi sono iscritta anch’io. Ho osservato. Sbirciato. Comprato qualcosa e a volte venduto. Ma soprattutto ho imparato a usarlo ed ho scoperto che siamo prima di tutto delle ottime venditrici.

Perciò, come usarlo al meglio? E quali sono le migliori -per così dire- boutique?

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Depop (Le regole).

E’ solo un’app è vero. Ma è anche la via di mezzo tra il carattere intimo di instagram e l’anima professionale di ebay. Una community dove ci si conosce e si fa amicizia. In cui si cerca l’affare e si svuotano gli armadi, perché quello che a me non piace più può fare la felicità di qualcun’altra. E’ un piccolo mondo, con le sue tacite regole e le severe leggi del mercato. Un microcosmo fatto di si fa e non si fa.

Su Depop ci si segue per taglie e per calzata. << Lei è una 40, come me, la seguo. >> Ci si segue per simpatia. << Ha un cagnolino come il mio, sarà una brava ragazza.>> Ci si segue per affidabilità. Che il passaparola è la migliore sponsorizzazione. E noi donne, si sa, siamo brave a far diventar cortile anche la sala d’aspetto del ginecologo.

L’educazione paga. Come in tutti gli ambienti e la vita vera. Perchè Depop è la vita vera. Un <<saresti così gentile da>> e un <<grazie>> dopo che una persona si è sbattuta a prendere misure al cm è cosa buona e giusta. Come non curiosare e non far perdere tempo.

Ordine, ci vuole ordine. Ordine e disciplina. Chi comprerebbe da un negozio che sembra la bancarella del mercato, con gli abiti sgualciti e alla rinfusa? Nessuno. Perciò bisogna concepire il profilo come fosse una vetrina, medesimo sfondo e nessuna confusione. Abiti stirati e borse gonfie di carta velina.

And the winner is: la fotografia. Migliori sono le foto, più facile sarà vendere. Niente foto in pigiama per sbrigarsi o sfuocate. Niente disordine. Solo foto dritte al punto, senza oggetti a far da contorno, che poi non si capisce cos’è in vendita e cosa non lo è.

 

Depop (le migliori boutique).

E come in tutti i mercati ci sono le bancarelle più belle. Quelle che noti da lontano. Che ti accorgi subito che hanno la merce più bella. Alcune professionali, altre no. Ma pur sempre interessanti.

– Per il vintage e i pezzi firmati delle grandi maison che hanno fatto la storia. Per un tuffo negli anni passati e per trovare chicche a prezzi cheap i nomi sono tre: Josephine Bohémien (@josephinede), napoletana cacciatrice di vintage, l’accumulatrice compulsiva Viky Vintage (@viky_vintage) e la Robin Wood della Brianza Gloria Segato (@gloria_segato).

– Per gli abiti fatti a mano, sartoriali come quelli di una volta. Cuciti addosso, perché il vero lusso è l’unicità: Lille Ferraro (@lille) e Maria Teresa Nitti (@mate46).

– Per le borse e gli oggetti firmati second-hand. Per acquistare una borsa Chanel o Louis Vuitton, e altro ancora: Guenda nei panni di Gioielli fashion & vintage (@gfashionv), Emanuelle Martin (@emanuelle) e Alessandra Tascherio (@lexi64). Se dovessi fare una lista dei negozi professionali non finirei più, ma questi tre hanno un quid in più: l’umanità. Non si comportano da negozio ma da amiche. Ed hanno cose molto, molto belle.

– Per le borse firmate second-hand (parte seconda): due veri e propri negozi sotto forma di profili. Massimiliano Merici (@massimilanomerici) e Rossi Selected vintage (@gaiarossicics). Perchè rispondono subito e sono super gentili.

– Per gli abiti firmati come appena usciti dalla boutique e perché le sue foto sono belle solo a guardarsi: Clio Bargellini (@cliobargi). Ironica, bella e stravagante ragazza che ha fatto del suo Depop un modo per esprimere creatività. E vendere belle cose, che non guasta.

-Per i turbanti fatti a mano: Robissi (@robissi). Atteggiamento da pin-up e arte nelle mani.

– E infine ci sono io, come @lauravogue. Un po’ disordinata anche se predico bene, ma sempre gentile, per quello che posso. Anche se mi si chiede si scambiare la mia Chanel con un portafogli replica o di postare una foto del bracciale Tiffany col braccio alzato.

 

Non resta che aggiungere. Buono shopping, buon divertimento e buon lavoro.

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