Ermanno Scervino: l’inno alla grazia.

L’eleganza. Quella di una donna che non ha bisogno di artifici, che possiede la grazia di uno stile fatto di colori polverosi, di rosa cipria, di cognac, dell’avorio, del mosto e del grigio cenere. Quello stesso garbo che si fa notare pur non avendo questa presunzione, ma solo per carisma. E sfila una donna sofisticata ed esigente, che si presta a contaminazioni anni cinquanta nei casti redingote, nei foulard fatti di visone e legati sulla testa, nei guanti lunghi e nelle vite strizzate. Una donna che passeggia tra le vie di una Firenze riprodotta in uno scenario fotografato e molto caro allo stilista toscano, aristocratica ma non conformista. Si veste di tessuti maschili, pur rimanendo femminile, di pellicce, pelle e maculato ma senza aggressività. E sa essere sensuale, di giorno indossando vestiti tubino che accolgono la silhouette enfatizzandola con tagli da maestro e swarovski che brillano su decolletè e punto vita, di sera in lungo, con abiti dal profilo a sirena che mixano tessuti diversi apparentemente “sbagliati”, regalando un tocco esemplare di modernità. Ed infine, gli accessori: splendidi i gioielli in metallo e pietre indossati -uno per volta- con una chiave di lettura “less is more”, le calzature che donano risalto alle caviglie e slanciano la gamba, le borse da portare rigorosamente a mano come una pochette, nonostante abbiano i manici. Ermanno Scervino detta legge, dimostrando che uno stilista può andare oltre il disegno di una collezione, e può insegnare un atteggiamento, un approccio e un’educazione allo stile.

 

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