Mila Schon: Il ritorno al rigore.

Linee pulite, forme assolute, colori definiti e decisi. Non c’è spazio per le sfumature, solo un caldo arancione a far capolino e tanto, tantissimo nero, profondo, totale, solitario. E l’animalier, che si alterna a quelle stampe geometriche rubate alla Op Art, ma solo ogni tanto. Tutto il resto è pennellato di nero, nero e ancora nero. Ed è total black il cappotto napoleonico lungo a coprire caviglie e piedi, altrettanto black la gonna vaporosa da sera che si allarga come la corolla di un tulipano. Neri gli stivali, alti fin sopra il ginocchio, gli elmetti usati come cappelli, i mini dress in pelle, le pellicce. E come ogni sovrano, il nero protagonista di questa passerella sa cedere il palco quando serve, e sa brillare di luce vestito di mille e più tintinnii metallici fruscianti ad ogni falcata, sugli stivali, sugli abiti, sui completi sartoriali. E sa enfatizzare i dettagli, rendendo eleganti i colletti importanti, giocando con le trasparenze del vedo-non-vedo per le maglie, regalando luce o opacità pur restando fedele a sè stesso, ed affidando ai tessuti la decisione dei volumi, che si mescolano, si alternano, si fondono insieme creando balze, maniche a campana, e linee calcolate per esaltare le curve femminili di questa Eva Kant che sa spogliarsi della tuta in pelle, ma osa gli stivali overknee sotto il soprabito a trapezio.

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