MFW. L’odore buono della Moda.

 

L’ho vista. L’ho vissuta. In un tempo scandito dai biglietti della metro con validità tre giorni dalla vidimazione. Settantadue ore che sembrano contenere una settimana. Quando l’aria profuma di moda, perchè la moda ha un profumo, il suo.

La city. L’aria umida senza vento sul viso truccato già alle nove del mattino. La tazzina di caffè macchiata di rossetto rosso. La vista sui tetti di Milano dalla finestra di un hotel. Vidimo il biglietto. Start.

Ed è moda quello che vedo. Sento i flash dei fotografi davanti alle sfilate. Gli scatti rubati tra un tiro della sigaretta e un cambio di scarpe al volo. Gli attimi di attesa del pre e i commenti del dopo. Percepisco il lavoro, la maestria, il coraggio di esporsi con tutti gli occhi puntati addosso. Il gioco che si fa duro e i duri che vincono. N°21 rinominato numero uno e l’encomio per la sua donna che sa shakerare trasparenza e blazer androgini. Quegli stessi blazer che vedremo appena appoggiati sulle spalle delle donne da cui ci piace prendere ispirazione. E cammino. Su quel sentiero rosso che veste Milano nel quadrilatero della Moda. Lo seguo. Mi porta da Les Copains seguendo le vie dell’oppio dei papaveri rossi e del tartan bianco e nero. Verso la femminilità sussurrata e la vita strizzata e alta a slanciare le gambe che sembrano così lunghe, lunghissime, come le sogno io.

MFW. Settembre 2013. Diario di bordo.

Non mi fermo. Dormo poco. Che il tempo -si sa- è tiranno in queste situazioni. Seguo la scia e le orme del sentiero. Compro scarpe, nel frattempo. Mangio croissant salati per pranzo e tramezzini al tonno. Passo da Cavalli & Nastri, dico ciao ciao ad una Chanel blu degli anni novanta, favolosa. Ma la marcia continua. Verso Pinko e l’idea di un nuovo modo di fare shopping, quel mix perfetto tra il reale e il virtuale, un po’ come la mia vita. Un ibrido di ciò che vorrei, che se non lo trovo basta ordinarlo da un monitor che sembra il paese delle meraviglie. Gli occhi si illuminano. E non si stancano. I piedi non sentono dolore, vanno avanti, ancora. Da Piave37, nel mondo rosa dei designers emergenti. Decine di sfere luminose, il popolo della moda che sorseggia cocktail pink dentro tazze di vetro soffiato. Si chiacchiera. Milano non dorme, perchè non c’è tempo per riposare. Semmai si va sui Navigli, con Nunzia e un gruppo di amici per raccontarci davanti ad una pizza. Non si dorme. Tutt’al più si chiudono appena gli occhi sul cuscino. Ed è già mattina. Ed è già Scervino. La passerella emozionale, i gioielli sulle spalle delle giacche, l’ottanio metallico, il denim che diventa gran sera. I disegni di un maestro che rende possibile ciò che è difficile anche immaginare. Gli applausi, lunghi e assordanti. Meritati.

Domenica. Riapro gli occhi. Nelle narici ancora l’odore della moda. Aspro. Che pizzica e fa lacrimare. Che non dimentichi più e riconosceresti tra mille, bastasse una scia. Nel cuore gli abiti. Nelle orecchie il rumore sordo del motore dell’aereo. Nella mente la consapevolezza che non sia stato solo un sogno.

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