Mi auguro. Vi auguro. (Sarà 2020)

2020

Di avere WhatsApp intasato di messaggi. Quelli veri. Di chiamate che non fai in tempo a rispondere che già ne arriva un’altra. Di grazie, grazie di esserci, grazie di tutto quello che ho, grazie e ancora grazie. Perché vedere ciò che si ha piuttosto che ciò che manca è l’essenza vera della felicità. Vi auguro abiti scintillanti, velluto e bollicine. Lenticchie, che portano contanti, dicono. Che questo è l’anno decisivo, come ogni capodanno asseriva mio nonno.

Vi auguro un uomo col papillon che vi apra la portiera. Di sentirvi bellissime. Di conservare quella bellezza per tutto l’anno a seguire e di non perderla mai. In una coda del lunedì mattina o in un sabato sera con il plaid fin sopra al naso. Di entrare sempre nei vecchi jeans, inderogabili e tassativi, più della bilancia. Mi auguro che ci sia tempo per ogni cosa che fa bene al cuore. Di riuscire a vedere il sole sul mare, al tramonto. Mi auguro un metabolismo che ci lasci mangiare la Nutella col cucchiaino senza cedere alla tentazione di pesarsi la mattina seguente. Di avere tempo e con chi trascorrerlo, quel tempo. Di dire ti voglio bene. Perdonare. Fare quella telefonata che ha aspettato tanto, troppo tempo per poi perdersi in una chiacchierata senza guardare l’orologio. Mi auguro che sia l’anno giusto per trovare il fondotinta perfetto, che quella –si sa– è una cosa di vitale importanza.

Di ricordare. E sorridere a quelle immagini impresse nella memoria, anche se la mancanza è tale da togliere il fiato. E di non cedere alla tentazione di comprare un paio di texani, che resteranno chiusi nella scarpiera, in attesa di tempi migliori.

Vi auguro feste complete di trenino. Ma di prenderlo davvero quel treno, che sono belli i trenini alle feste. Sono belli, ma non vanno da nessuna parte.

Di perdermi. Di perdervi.

Di ritrovarci.

Di avere coraggio. E questo lo scrivo più per me che per voi.

Di fottervene dei buoni propositi. Che se qualcosa deve cambiare, non sarà perché è 2020, piuttosto sarà per noi e noi soltanto.

Che poi siamo sempre le stesse stronze. Con un anno in più. Solo uno.

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