Il picciotto devoto di Dolce & Gabbana.

Il mento alto, lo sguardo fiero, quella sicilianità ostentata. Il folklore, quello di una terra carnale, fatta di santi e profani, laddove la solennità si fonde con le mode e con i modi. Con un modo di essere, perchè essere siciliani lo è, un modo di essere. E’ portare un santino nel portafoglio, è stamparlo su una t-shirt, con lo stesso orgoglio di essere palermitani il giorno di santa Rosalia, o catanesi quel 5 Febbraio dedicato a Sant’Agata, quando un sacco bianco portato come abito esprime tutta l’obbedienza ed il culto verso una sacralità che non è solo santità, ma l’affermazione di far parte del disegno di una sicilianità incisa nel cuore e nei volti. Sono gli ottantadue ragazzi presi dalle strade soleggiate della Sicilia, è la vestizione dei loro caratteri, dei personaggi, di un odierno compare Turiddu in pantalone nero e camicia ricamata a punto croce, è l’enfasi di un’opera che va al di là della moda e diventa consacrazione. E’ la Sicilia di Verga quella che sfila, struggente ed innocente al tempo stesso, è il verismo. E’ la devozione, quella di Domenico Dolce e Stefano Gabbana. E’ una camicia bianca rigorosa sotto il panciotto, è il pantalone di una taglia più grande strizzato in vita da una cintura nera, come se appartenesse al fratello maggiore, le scarpe stringate in vitello nero. E’ il tredicenne con i calzoni corti e negli occhi il desiderio di partire verso il continente. E’ la gente vera, sono il sole ed il sudore scolpiti sui visi, il rosario che pende dal collo. E’ il souvenir stampato sulla maglietta, il pupo siciliano e i templi sulle camicie di cotone. E’ la musica che cantano questi abiti. E’ il profumo di una terra che Dolce & Gabbana ha saputo narrare, con la maestria dei ricami barocchi, con i velluti, con gli stendardi dei santi emblemi iconografici delle radici di una leggenda che va oltre la religione e si fonde con quella dignità mista a superbia che solo un siciliano sa esibire. E’ l’onore. E’ Dolce & Gabbana, è Sicilia, ed io non potevo non raccontarvelo. Non potevo star zitta, anche se non c’ero.

9 Comments

  • Anonymous scrive:

    noooooooo mi sembra la deportazione del campo nomadi!!!!!!terrificante.l apoteosi del cattivo gusto…….amo lo stile dandy nn potrei mai uscire con un tipo maskerato da rom……tutti questi mori dai lineamenti volgari …andate da burberrty a rifarvi gli okki….biondi ariani incedono con classe vestiti da lord!!!!!quella si ke è una sfilata!!!!!!!!!!mi spiace x questo salto nel nulla…peccato!!!!!kiss ale

  • Anonymous scrive:

    ma dove hanno reclutato i modelli????gusto dell orrido ragazzi fuori dai canoni estetici imperanti nella moda……..una mediazione tra ergastolani e zingari….sicuramente nn ricalcano la bellezza siciliana…i siciliani sono belli e hanno classe,da siciliana sarei molto offesa ad essere rappresentata dallo stereotipo scelto dalla coppia di stilisti….ecco xke il loro stile nn viene apprezzato dalla upper class ke vede negativamente il loro markio simbolo di appartenenza a classi subalterne…a roma dolce e gabbana si ostenta nelle periferie e nelle borgate….ki può identificarsi con certi “indossatori”???????solo i coatti!!!!baci selvaggia

  • Ale, Selvaggia. Chiudete gli occhi. PER SEMPRE!

    Laura, hai scritto un racconto magico, una poesia, una favola che solo tu potevi scrivere. La sfilata non mi è particolarmente piaciuta, ma adesso leggendoti, la guardo in maniera diversa!

    <3

  • Nero scrive:

    Dolce e Gabbana ha un attimo rotto il cazz con la Sicilia di qua e la Sicilia di là, porta avanti gli stessi 4 stereotipi da non so quanto tempo… EBBASTA!!
    C’è una ragione se è un marchio minore, continua a cavalcare l’immagine del siciliano stereotipato fino al ridicolo e della siciliana vedova di nero vestita coi pizzi dappertutto. Ma vogliamo parlare delle passate sfilate con tocchi di classe quali stampe melanzanate e orecchini con la pasta??

    EBBASTA.
    Bisognerebbe offendersi per questi stereotipi italiani da 4 soldi, e non bearsi del fatto che in tutto il mondo ci vedono come 4 rincoglioniti retrogradi usciti da Baaria di Tornatore [che era un GRAN film, ma si ispirava al passato, non al presente!]

  • Ragazzi, io vi ringrazio dei vostri commenti, ma preferirei che l’argomento fosse affrontato con meno “enfasi”.
    Quando guardo una sfilata, cerco di andare aldilà dell’abito, di capirla nel suo insieme, di cercare una chiave di lettura. Non mi limito solo al “mi piace quel vestito, lo comprerei”, ne cerco il significato. E’ vero, se fossi un uomo penso che non indosserei una maglia con la madonna stampata, ma questa collezione ha un significato più profondo,( è solo la mia opinione, ovviamente).
    E da siciliana, vi dico anche che non mi offende per nulla una rappresentazione di questo genere: è vero, non è la Sicilia di oggi, ma è la Sicilia di ieri, è la nostra tradizione, la radice, e non è nè uno stereotipo nè un limite il disegno di una terra in cui la donna era la Malèna di Tornatore, con lo scialle sulla testa.
    Non è più così, ma lo era, e la consapevolezza di ciò mi porta a non sentire nessuna offesa. Anzi.
    E vi dico di più: se solo vi trovaste una volta a Catania per la festa di Sant’Agata, forse potreste capire ciò che ho descritto.
    Laura

  • Iv.an scrive:

    Laura, come al solito sei puntuale e precisa come una spada, pronta a cogliere una sfilata di moda nel suo senso più grande. Commentareil senso commerciale di un marchio, non è commentarne la sfilata.commentare il gusto di un marchio, non significa che personalmente si desideri indossarne i capi. E’ un vero peccato che non si colga il senso dell’abito quando diviene opera d’arte, quando diviene messaggio. Picasso non dipinse nel suo periodo blu per compiacere un ricco mecenate che aveva le tende blu.
    Moda è qualcosa di più grande. gusto è qualcosa di personale.Il commercio è numeri,sensibilità,senso del territorio, tendenza… moda non è comprare un vestito.

  • Anonymous scrive:

    giuseppe kiudi tu gli okki per sempre!!!!!!!sti due hanno stancato, sempre lo stesso tema…….nn si lmentassero se sono un markio di serie b nn saranno mai i migliori rimarranno confinati alle borgate e alle xiferie come simbolo di arretratezza culturale…..concordo con selvaggia e ale sti indossatori sono orrendi.complimenti a laura ke sa rendere tutto poetico e magico.Priscilla

  • Anonymous scrive:

    mi state preoccupando.ho acquistato la miss sicily,e un abito in pizzo,ma ora nn ho il coraggio di indossare nulla,abito in s babila nn vorrei sembrare una truzza….laura complimenti x li tuo bellissimo blog!!!demy

  • Cara Laura per chi non è delle nostre parti non è facile capire il significato di questa collezione. Ti dirò che è la mia preferita di tutte quelle che ci sono state nella settimana della moda a Milano!
    Per noi Siciliani è un richiamo alle radici che parte dalla pancia, quando vediamo quelle camicie candide ricamate, quei santini stampati sulle magliette e i rosari appesi al collo è una sorta di richiamo arcaico ad una memoria che ci è stata raccontata dai nostri nonni, bisnonni o avi che oggi magari non ci sono neanche più…è una rappresentazione di un modo di vivere che ormai non esiste ma che è profondamente radicata dentro di noi.
    Se non siete siciliani e volete comprendere questo capolavoro bisogna che ne guardiate un’altro, cioè il film di Tornatore “Baaria” e magari vi sarà più chiaro il senso della sfilata. Come sempre le tue recensioni sono quanto mai azzeccate!
    Sarei onorata se mi seguissi su http://www.fashionspiesmg.blogspot.it

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