Nostalgici si nasce, vintage si capisce.

Ci sono i fuochi di paglia e poi c’è l’amore. Quello vero, quello che fa parte di te, quello che neanche Yves e il suo Amour Fou assorbito in una sera d’inverno sanno farti capire meglio.
Laura, classe 1980. Sono passati i compleanni, tanti, e mi ritrovo qui a contemplare un fenicottero rosa. Che se lo sapevo prima, se qualcuno mi avesse fatto prendere coscienza, di certo non avrei riempito l’armadio di vestiti mai messi.

Nostalgici si nasce, vintage si capisce. E’ un’emozione quella di guardare indietro, non una moda. Un istinto primordiale, un’attitudine, la consapevolezza di vedere il passato in questo futuro. C’è voluto un fenicottero per capire tutto questo. Per comprendere che io sono sempre stata così.

1986.
Avevo i boccoli dorati. Mamma e papà girovagavano per i mercatini d’antiquariato, tra le vetrinette liberty e i cassettoni francesi del Re Sole. Ed io mi perdevo in una bancarella. I menù delle navi da crociera. I cappellini con la veletta. Le vecchie istantanee color seppia. I Grand Hotel come riviste patinate. I Glamour degli anni sessanta. Mi ritrovarono assorta.

1987.
Periodo voglio-fare-la-ballerina. Ma non una ballerina qualunque, io ballavo Grease di nascosto davanti allo specchio della mia camera. Nel mangianastri You are the one that I want, nel cuore Danny Zuko come modello di uomo da sposare e nella mente Sandy come icona di stile.

1989.
Quarta elementare, carnevale, la parata dei costumi. Le altre bambine ispirate in blocco dai cartoon, io in un vestito rosa anni cinquanta. La coda da cavallo boccolata e il nastro di seta a chiuderla. Controcorrente e fuori luogo.

1994.
Si usavano i cappelli, andavano di moda come le Dr Martens e i jeans sdruciti. Kurt sostituiva Danny, ma in testa mi infilai una cuffietta rigida di velluto verde scovata in un negozio d’antiquariato. Durò non più di un breve periodo, ora è esposta come una reliquia nella mia cameretta. Ero tutta un programma.

2001-2003.
Una giovane donna ispirata da WoodStock e dal fashion system dei favolosi settanta. Quelli glam. Quelli di BB che i Deep purple li ascoltava dal comodo divano di casa sua, con alle pareti la carta a fiori e i capelli morbidi con il ciuffo a onda. Pantaloni a zampa e camicine strette.

2008.
Tra un anno mi sposavo. E tradivo abiti e scarpe con mobilio e suppellettili. Mi proponevano il neoclassico, ed io storcevo il naso. Una Samsonite verde al posto del tavolino da salotto, una sedia vecchio cinema tra le poltrone arrotondate, una credenza anni trenta a completare la cucina moderna. Era casa mia. Ero io.

2009.
Mi sposavo in un abito anni venti. Con le piume a far capolino da sotto la gonna. Con una fascia tra i capelli al posto del velo e i guantini a far da perbenisti. Le spalline larghe quattro dita da vera charleston girl.

2012.
Rivesto le pareti del mio salotto con una carta che sembra venuta fuori da un film anni sessanta. La cucina pure. Vesto gonne a ruota e mini cardigan. Decolletè mezzo tacco.

2013.
Mi innamoro di una stampa che è il ritratto di mille fenicotteri rosa. E per caso, me li ritrovo ovunque. A far da cornice ad un film anni cinquanta, nel giardino di una casa retrò, su ebay alla voce soprammobili vintage. E capisco. Che le mie scelte non sono mai state dovute alle mode, ma alla nostalgia. Che è il mio gusto, che è quello che mi piace. Che io sono sempre stata così. Ricordo. Mi fermo. E penso. Che l’avrei scelto comunque quel fenicottero, per poi scoprire che era un must fifties style, in quell’epoca che sa di me e mi appartiene più di questa.

Che, forse, sono nata nel decennio sbagliato.

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