Oggi come ieri.

Non siamo cambiate molto. Non siamo poi così diverse da quelle ragazze con i capelli cotonati, l’eye-liner definito e i jeans a zampa, che prenotarono un motel solo per trovarsi lì, emozionate, con le lacrime agli occhi al suono della chitarra di Jimi Hendrix. Era il 1969, era Woodstock, erano le nostre mamme, ma noi siamo uguali a loro. E neanche da quelle che un decennio prima osarono una minigonna o un blazer maschile, coraggiose, audaci, irriverenti  ragazze che sognavano la dolce vita e vivevano i favolosi anni ’60, divise tra le mille bolle blu di Mina e Love me do dei Beatles. Era l’epoca della libertà, la nascita del pret-a-porter, erano le nostre nonne, e noi non siamo così diverse da loro. E neppure da quelle quindicenni vestite da educande, con le gonne a ruota, le camicette abbottonate fino al collo, le fasce di raso sui capelli, che si innamoravano dei ragazzi con il ciuffo intriso di gelatina ed il giubbotto di pelle. Erano gli anni cinquanta, si viveva come dentro Grease ed Happy days, si ascoltava Elvis dai jukebox mentre i tonfi sordi dei flipper interrompevano la melodia di sguardi languidi: erano le nostre bisnonne, e noi non siamo così lontane da loro. Le cose belle non hanno età, e noi dovremmo essere orgogliose ereditiere di sensazioni, di femminilità, di piccoli tesori risorti che scoviamo nei bauli di casa nostra o in un mercatino vintage. E dovremmo imparare da loro che la sensualità è fatta di cose semplici, indossando quell’abito che visse due volte, vestendo i panni di queste ragazze a cui assomigliamo moltissimo, anche se adesso abbiamo in borsa il nostro i-phone e non dormiamo più con i bigodi sulla testa.

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