Ossessione Superga.

Come le ciliegie. Una tira l’altra e se ne assaggi un paio è la fine, non riesci più a fermarti. In estasi da Superga, che quel negozio monomarca ha il profumo di un cestino in vimini pieno zeppo di amarene, e tu sei lì, con la mano che pesca a caso, ancora una, giuro l’ultima. La provo rosa confetto, si la prendo sicuro, perchè ho tante cose pink nel mio armadio. Però mi servirebbe navy, la abbinerei con tutto. Bianca, che mi ricorda quelle di quand’ero appena adolescente, libere dai lacci dimenticati apposta in un cassetto. Rossa, quella che ha il suo perchè, -troppo giusta- se ci trovassimo negli anni ottanta e fossimo invaghite di un paninaro. Anche gialla. E verde. Le provo tutte. Non so scegliere e non so fermarmi. Poi ora che si sono ringiovanite con quel rialzo interno di tre centimetri è veramente la fine. La fine di un era in cui -voglio, assolutissimamente voglio- era riferito solo ai tacchi alti.

Ma in fondo sempre di scarpe si tratta, e si sa, io non riesco ad essere lucida quando devo comprar scarpe.

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