Quando la realtà si tinge di pastelli.

Sono colori a metà, accennati quanto basta per vivere e non sopravvivere, per esistere tra coloro che brillano di una personalità forte e carismatica. Sono coloro che son sospesi, tra lo smeraldo e il bianco candido, tra il corallo e il pudico crema. E se è vero che la felicità sta in mezzo, in quell’aura mediocritas che gli antichi tanto decantavano, questa delicatezza, in simbiotica sintonia con questa tiepida primavera, è un limbo fatto di anime gentili che profumano di borotalco, garbate alla vista e al tatto, soffici e impercettibili tinte che si tuffano nel latte per velarsi e diluirsi, per vantare quella indole zuccherina che ne lascia percepire la morbidezza, l’innocenza, l’impalpabile sensazione di ammirare la realtà attraverso i fili pregiati di un tulle trasparente. Hanno il naso appena incipriato, dimorano sotto la voce pastello, ma in contrasto con la nobiltà d’animo che li accomuna, si vestono di nomi che rubano alla natura: il lattementa, l’albicocca, il fragola, il lavanda. E come tutti gli aristocratici, stanno bene solo tra loro, si sposano tra loro, snobbando quella folla di chi non è nato sotto questa stella romantica.

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