Tigre contro tigre. Kenzo docet.

Ne hanno parlato cento e più blog, è vero. Ed io non posso esimermi dal farlo.
Ma non perchè seguo quelle mode da ordinaria fashion victim ( di solito non lo faccio) che migrano nell’arco di pochi mesi come le rondini a primavera. No.
Solo perchè effettivamente mi piace, e pure tanto. Non perchè è firmata Kenzo ( anzi direi che è un deterrente, considerando il prezzo), semmai per la mia passione per le tigri-tigrotti-leoni stampati sul front delle maglie. Come negli anni ’90.
E se è vero che “Le donne sciocche seguono la moda, le pretenziose l’esagerano; ma le donne di buon gusto vengono a patti con essa.” (Émilie du Châtelet, Sentenze), io la indosserei ad una ed unica condizione: fuori da quella visione dozzinale che confina l’elemento felpa all’interno dell’insiemistica sport.
E, forse, la comprerei nocciola. Non verde.

Chi di verde si veste di sua beltà si fida, mi dissero. Ancor di più, se si indossa una felpa con una tigre ruggente stampata sul davanti, aggiungo io.
E, a dirla tutta, in uno spazio temporale moda, in cui animali ed animalisti regnano sovrani, lei è assoluta imperatrice.
Su pantaloni sartoriali, gonne sparkling e mini-shorts ( che, ammettiamolo, sulla carta fanno a pugni, ma sono fascinosamente irresistibili).
Perchè non è mai, mai scontata. Perchè è poliedrica.
Perchè è terribilmente cool.
Per la cronaca: i suoi adepti aumentano proporzionalmente alla sua introvabilità. Misteri della moda.
Curiosa, come sempre, di conoscere il vostro pensiero.

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