Un’ora, un mese o forse più.

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Un’ora. Un mese. Forse più. Per riordinare le idee. Per avere il tempo di piangere e di sorridere ancora. Per prendermi questo tempo e meritarmelo. Per distrarmi dalle consuetudini e dalle abitudini. Per fumare una sigaretta, che fa male ma non più male di altre cose. Per infilare cucchiaini nel barattolo della Nutella. Per aspettare quella cosa buffa, ma così buffa che ti faccia ridere con le lacrime agli occhi senza pensare. Per stare come d’autunno sugli alberi le foglie. Perché sia di nuovo primavera. E poi dal cielo nasca un arcobaleno.

Attendendo.

Di cadere. Di rialzarsi. Di cicatrizzare le ferite.

Di fermarsi per riprendere fiato.

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In fin dei conti che cos’è questo tempo? Non è altro che una dimensione, un’idea, un’orologio che gira sempre in un verso, che basterebbe togliere la batteria e dimenticarsene. Una creazione, un impegno delle nostre menti. Ma laddove la mente elabora, il cuore dice basta. Basta. Aspetta. Difenditi. Smettila di correre.

Smettila.

Di fare ciò che gli altri si aspettano da te. Di capire perché non ti capiscono. Smettila con la routine, smettila di fare sempre lo stesso giro con la macchina per andare a lavoro, smettila. Di giudicarti. Di importi ciò che devi fare -che si sa, alla fine, siamo noi stesse ad inculcarcelo – smettila di avere fretta, di avere quelle scadenze che ti fanno sentire importante, perché tu sei importante, a prescindere da ciò che fai, sei importante per te. Prenditene cura di questa te. Perché non sei ciò che fai, tu sei ciò che sei e basta.

E se non hai voglia di scrivere, se non hai voglia di spingere il naso fuori dalla porta un sabato sera d’estate, se non hai la minima intenzione di nasconderti dietro ad un rossetto rosso perché si dica che sei in gran forma, non farlo. Prenditi un’ora, un giorno, o forse più.

Qualche mese, come ho fatto io. In pausa. Perché ne avevo bisogno. Perché ci sono giorni in cui devi solo elaborare e rielaborare. Un dolore, una delusione, un abbandono. Una ferita che diventerà cicatrice, ma non farà più male. Sarà un ricordo, di quella volta che sei caduta e ti sei rialzata. Senza fretta. Con tutto il tempo di cui avevi bisogno. Con tutto l’amore che puoi provare nei confronti di questa te, che è la tua migliore amica. Ed è la persona con cui dovrai vivere tutta la tua vita. Questa vita che è fatta di tempo, del tuo tempo.

Per chi se lo fosse chiesto: non ero sparita. Mi ero solo nascosta dentro ad un plaid caldo, con il naso infilato sotto la coperta e in mano una tazza di cioccolata bollente. Era ancora estate, lo so. E sono trascorsi quattro lunghi mesi dalle ultime mie parole frivole. Ma ne avevo voglia. E mi era necessario quanto l’ossigeno per sopravvivere. E vivere di nuovo.

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Carlotta e io

 

Ciao Carlotta. Vola in alto, amore mio.

(Credits Tumblr)

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