Yves, i Queen e la nostalgia dell’innovazione.

La nostalgia e l’emozione.

Una di quelle che si provano scovando un abito Versus pied-de-poule in un mercatino rionale. Con quel taglio che solo Gianni sapeva dare, geometrico, lineare e garbato.

Guardando il concerto dei Queen a Montreal, quando non c’erano effetti speciali, ma solo Freddie, la sua voce e la musica di Brian May. E la pelle d’oca alle note di Bohemian Rhapsody, il nodo in gola e gli occhi che brillano.

Quando i tacchi erano celati da pantaloni a zampa ed i capelli cotonati. E gli uomini erano sottili, e sorridevano sotto i baffi senza muscoli ostentati.
E c’erano i rayban a nascondere gli sguardi, i fiori giganti e le fantasie optical a decorare i vestiti, senza pudore.
C’era il futuro nel passato, così come c’è il passato in questo futuro imminente. C’era innovazione, avanguardia, rivoluzione. C’era Yves, i suoi tailleur androgini, i knikerbokers e il trench.
C’era chi ci credeva davvero ed indossava una minigonna per rappresentare un’ideologia. L’orgoglio e la fierezza dentro un paio di Wrangler, la consapevolezza di far parte di un progetto più grande, che poi fosse Moda o Antimoda poco importava.
Ciò che importava davvero era solo raccontare qualcosa, un sogno, un’idea, un credo, un amore. Noi non siamo poi così diverse da quelle ragazze, non così tanto. E continuiamo ad indossare i nostri jeans, a sognare e sfogliare le riviste patinate. Perchè, in fondo, il sapore di un abito stampato sulla carta è tutta un’altra cosa.

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